Finanza, Scienze economiche

Il punto sulle agevolazioni fiscali per gli investimenti in startup innovative

Una delle chiavi del rilancio del paese è senza dubbio un potenziamento degli investimenti in capitale di rischio in startup innovative che possano apportare novità al mondo delle imprese italiano. I governi precedenti hanno tutti cercato di mettere la propria firma a sostegno del settore e questo ha portato a uno stratificarsi di norme decisamente incentivanti per l’investimento.

Cos’è una startup innovativa?

Nel caso non siate già a conoscenza della materia ricapitoliamo i requisiti stabiliti dalla normativa affinché una startup innovativa sia considerata tale anche dalla normativa italiana. Ci sono dei requisiti obbligatori che devono essere tutti soddisfatti:

  1. Impresa nuova o costituita da non più di 5 anni
  2. Ha residenza in Italia o in altro paese EEA ma con sede produttiva in Italia
  3. Ha un fatturato annuo inferiore a 5 milioni di euro
  4. Non è quotata
  5. Non distribuisce e non ha distribuito utili
  6. ha come oggetto sociale esclusivo o prevalente lo sviluppo, la produzione e la commercializzazione di un prodotto o servizio ad alto valore tecnologico
  7. non è risultato di fusione, scissione o cessione di ramo d’azienda

Infine, una startup è innovativa se rispetta almeno 1 dei seguenti 3 requisiti soggettivi:

  1. sostiene spese in R&D e innovazione pari ad almeno il 15% del maggiore valore tra fatturato e costo della produzione
  2. impiega personale altamente qualificato (almeno 1/3 dottori di ricerca, dottorandi o ricercatori, oppure almeno 2/3 con laurea magistrale);
  3. è titolare, depositaria o licenziataria di almeno un brevetto o titolare di un software registrato.

Con requisiti alleggeriti ma con ancora molte agevolazioni è invece presente la categoria delle PMI innovative.

Il quadro delle agevolazioni

Le società che rispettano queste caratteristiche sono le destinatarie di agevolazioni fiscali che agiscono sul piano dell’investitore che si vede in qualche modo sgravato da parte del rischio che questo investimento, che è tradizionalmente considerato molto rischioso (oltre il 90% di rischio di perdita del capitale se fatto nelle primissime fasi di vita dell’impresa) e sulla riduzione dell’aliquota sul capital gain, che si applica successivamente, quando la startup in cui si ha investito arriva alla fase di exit e, auspicabilmente, si realizza una plusvalenza tassabile.

Le detrazioni IRPEF non sono una novità ma sono state potenziate in risposta all’emergenza pandemica e sono pari al 50% del valore dell’investimento (limite 100.000 euro per startup innovative e 300.000 euro per PMI innovative per esercizio finanziario) che comunque deve rientrare nei limiti del regime “de minimis” (massimo 200.000 euro in tre esercizi finanziari per ciascuna impresa beneficiaria)

L’ultima novità viene dal decreto sostegni bis del 20 maggio che ha previsto per gli investitori privati che cedono partecipazioni di startup innovative o PMI innovative l’esenzione dall’imposizione fiscale sul capital gain che altrimenti sarebbe del 26% calcolato sulla plusvalenza (differenza tra investimento compiuto e valore di cessione della partecipazione al momento della exit).

Il quadro è sicuramente incentivante, bisognerà vedere che impatto avrà, ricordando che la questione startup in Italia non è solo legata all’offerta di capitali ma anche alla domanda di capitali da parte di startup davvero in grado di portare modelli di business scalabili che facciano vedere all’investitore la prospettiva di una exit soddisfacente.

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Analyst di Venture Capital e consulente con focus nell'early-stage, studio finanza all'università Bocconi. Porto in EconomiaItalia l'interesse per la Corporate Finance, l'innovazione e a volte anche quello per le compagnie aeree fallite.