Economia, Scienze economiche

Disuguaglianza: la risposta è la concorrenza?

Uno dei temi che spesso sentiamo nei dibattiti TV e, in generale, quando si trattano i temi economici, è la disuguaglianza. Nel nostro piccolo, anche noi abbiamo cercato di contribuire al dibattito, sia con un articolo sia con un intervento su YouTube.

Il tema, tuttavia, può essere ulteriormente analizzato dal punto di vista della concorrenza e del dinamismo dei mercati. Questi fattori come influenzano la disuguaglianza? Una maggiore dinamicità dei mercati è associata a una maggiore disuguaglianza? Ne parliamo nell’articolo di oggi.

Uguaglianza e crescita economica non sono nemici

Per fare questo, facciamo riferimento ad uno studio pubblicato sul Center for European Policy Research Center, da Philippe Aghion ed altri, che tentano di rispondere a queste domande.

La prima conclusione a cui giungono gli autori, incrociando i dati sul Coefficiente di Gini (un indice che misura la disuguaglianza di reddito) e il tasso di crescita del PIL reale potenziale (utilizzato come misura della crescita di lungo periodo), è che la crescita economica e la disuguaglianza non sono due cose che vanno di pari passo. Anzi, come vediamo dalla figura 1, in primo luogo, nel corso del tempo le società sono più “uguali”:

Figura 1: L’evoluzione della disuguaglianza nel corso del tempo

In secondo luogo, esiste una relazione negativa tra le due variabili; cosa, questa, che vuol dire che all’aumentare della crescita economica le società sono meno “disuguali”:

Figura 2: La relazione tra crescita economica e disuguaglianza

Inoltre, utilizzando un metodo GMM (Generalized Method of Moments) ad effetti fissi per capire se ci fossero altri fattori ad influenzare i risultati, gli autori trovano che un paese che è cresciuto più velocemente di altri nei cinque o dieci anni precedenti, nei cinque o dieci anni successivi assiste a un livello più basso di disuguaglianza.

Insomma, quando la “torta” lievita, alla fine tutti ne mangiano una “fetta” un po’ più grande. Paradigmatico è, in questo senso, l’esempio cinese, di Taiwan e della Corea del Sud: in Cina, 850 milioni di persone sono state strappate alla povertà in quattro decenni, contribuendo a un calo della disuguaglianza mondiale negli anni 2000; a Taiwan ed in Corea del Sud, invece, come vediamo dalla figura 2 c’è stata, negli stessi anni, una crescita economica senza un aumento significativo del coefficiente di Gini.

Disuguaglianza: perché il dinamismo dei mercati è importante

Un ruolo non indifferente in questo fenomeno l’hanno giocato i (troppo bistrattati) mercati ed il loro dinamismo.

Per vedere questo fatto in modo “rozzo” possiamo semplicemente mettere in relazione l’Economic Freedom Index (che misura da 1 a 100 il livello di libertà economica) con il Gini Index; una relazione che, come vediamo dal grafico, è negativa, sia prendendo un anno “normale” (come il 2018) sia con un anno “particolare” (come può essere il 2020):

Figura 3a: Libertà economica e disuguaglianza nel 2018
Figura 3b: Libertà economica e disuguaglianza nel 2020. Fonte: elaborazione propria su dati della Heritage Foudation e Statista

Inoltre, i dati raccolti in numerosi studi (come quello di Aghion stesso) ci dicono che il mercato è fondamentale per il suo dinamismo: è la distruzione creativa che fa nascere settori innovativi; sfavorendo quelli più vecchi come quelli agricoli e introducendone di nuovi e più sofisticati come l’industria e i servizi.

Tutto ciò con effetti positivi sui salari, sulle competenze acquisite dai lavoratori (specie quelli a bassa qualifica) e sulla mobilità sociale.

Come promuovere il dinamismo dei mercati (e ridurre la disuguaglianza)?

I risultati sono evidenti, insomma. Ma come ottenerli? Gli autori dello studio in questione individuano tre tipi di policy applicabili: canalizzare risorse verso settori innovativi, applicare una seria competition policy e diffondere tecnologie e know-how.

Quanto al primo gruppo di politiche, aree di criticità sono la gestione di esternalità (come le asimmetrie informative o fallimenti nella coordinazione tra le diverse industrie); così come anche il cambiamento demografico (in parte). Per questo gruppo di problemi sono necessari strumenti di tipo fiscale. Ad esempio , un obiettivo importante è la riduzione dello skill mismatch; oppure intraprendere investimenti (pubblici e soprattutto privati) in ricerca a livello accademico ed applicato (come ad esempio succede già in Germania con i Fraunhofer).

Nel secondo gruppo di problemi, invece, rientra l’implementazione delle politiche della concorrenza; per ottenere un duplice obiettivo: ridurre il potere di mercato di alcune imprese da un lato e diffondere tecnologie e know-how, con effetti positivi sulla produttività.

Proprio con in mente gli effetti positivi della diffusione di tecnologie e know-how gli autori individuano la terza area critica. Questo perché, citando gli autori,

Lo sviluppo di competenze e infrastrutture specifiche per le industrie sofisticate, definendo al contempo un quadro di responsabilità basato su incentivi di mercato […] non solo promuoverebbe una crescita sostenuta, ma aumenterebbe anche i redditi dei quintili più bassi, contribuirebbe a creare buoni posti di lavoro e conterrebbe la disuguaglianza.

Il migliore dei mondi possibili?

Insomma, non viviamo nel migliore dei mondi possibili: la disuguaglianza è un problema serio che influisce sulle vite di molte persone in modo negativo. Spesso pensiamo che sia l’autorità fiscale a doversene occupare. Al solito – però, ai problemi non esiste una sola risposta; e non è detto che delle soluzioni di mercato (lungi dall’essere perfette) debbano essere escluse dalla rosa dei possibili modi per promuovere una crescita alta, sostenuta e sostenibile.

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