Economia, Scienze economiche

Framing effect

Ogni giorno siamo chiamati a prendere decisioni in svariati ambiti: dalla scelta dei prodotti da mettere sulla tavola, all’ultimissimo modello d’auto da acquistare, fino ad arrivare a decisioni molto più complesse ed articolate, come ad esempio a chi andrà il nostro voto alle elezioni. Tutte situazioni in cui cerchiamo di essere i più razionali possibile, massimizzando il pacchetto d’informazioni che possediamo, o crediamo di possedere, e minimizzando quelle che sono le possibili fonti d’errore. Pensiamo di essere calcolatori freddi e cinici, veri automi della decisione consapevole. La realtà, tuttavia, è spesso diversa. Di euristiche e bias, della loro interazione e differenze abbiamo già discusso nell’articolo introduttivo a questa serie, giungendo alla conclusione che tutti, più o meno consapevolmente, abbiamo delle distorsioni cognitive che alterano il modo in cui pensiamo, ancor prima di intaccare il processo decisionale stesso.

Come è intuitivo e facile da immaginare esistono un’infinità di bias che possono far vacillare la razionalità. In quest’articolo ci occuperemo dell’effetto framing, meglio noto con il nome inglese di framing effect.

Immaginate che vi venga proposto questo problema:

“Accetteresti una scommessa in cui ti si proponesse il 10 per cento di probabilità di vincere 95 dollari e il 90 per cento di probabilità di perderne 5?”

Ora, dopo aver risposto, immaginate che vi venga posto il medesimo quesito, ma sotto una nuova luce:

“Pagheresti 5 dollari per partecipare a una lotteria nella quale vi è il 10 per cento di probabilità di vincere 100 dollari e il 90 per cento di probabilità di non vincere niente?”

Pensateci un attimo e, dopo aver riletto entrambi i questi, vi convincerete che sono identici, fatto salvo che il primo presenta una situazione in cui viene a configurarsi una perdita, mentre nel secondo caso un costo. Come direbbe Richard Thaler “i costi non sono perdite”, e non vengono né percepiti né elaborati come tali. In questo esperimento e i molti altri ideati nei primi anni Ottanta, due importanti psicologi israeliani, Daniel Kahneman e Amos Tversky, cercarono di evidenziare le implicazioni del cosiddetto framing effect, o “effetto cornice”.Con effetto framing cerchiamo di descrivere il fenomeno per il quale le preferenze di un soggetto dipendono dalla rappresentazione mentale del problema decisionale. Dal punto di vista di Kahneman i soggetti elaborano i problemi, cioè̀ analizzano i frames, a seconda del modo in cui viene strutturato il quesito. Un’opzione di scelta rappresenta un guadagno o una perdita in funzione del punto di riferimento neutro adottato, o per semplificare, in funzione della percezione. Infatti, il punto di riferimento neutro potrebbe essere posizionato in modo tale da far percepire il problema in alcuni casi come un guadagno ed in altri come una perdita. La vera scoperta, però, è stata che semplicemente modificando l’ordine delle parole o l’inquadratura del problema decisionale fosse possibile influenzare e far variare il posizionamento di questo punto di riferimento neutro, modificando di fatto le nostre capacità cognitive e di razionalità. È stato dimostrato dai due psicologi come le risposte ai problemi di scelta siano dipendenti da come il problema stesso viene posto. Prendiamo in considerazione un esempio tratto dal libro “Pensieri lenti e veloci” di Daniel Kahneman, nel quale viene illustrato un esperimento che Amos Tversky condusse con i suoi colleghi alla facoltà di medicina di Harvard. “Ai medici che partecipavano all’esperimento furono forniti dati statistici relativi agli effetti di due terapie, la chirurgia e la radioterapia, sul carcinoma del polmone. I tassi di sopravvivenza a cinque anni favorivano chiaramente la chirurgia, ma a breve termine la chirurgia era più rischiosa della radioterapia. Metà dei soggetti lessero i dati sui tassi di sopravvivenza, mentre gli altri ricevettero le stesse informazioni sotto forma di tasso di mortalità. Le due descrizioni dei risultati a breve termine della chirurgia erano:

  • Il tasso di sopravvivenza a un mese è del 90 per cento.
  • Nel primo mese si registra un tasso di mortalità del 10 per cento.”

I risultati furono incredibili: la chirurgia era molto più popolare nella prima formulazione (l’84 per cento dei medici la scelse) che nella seconda (dove il 50 per cento preferì la radioterapia). Questo fenomeno ha dell’incredibile poiché è evidente che il problema, nelle sue due formulazioni, è il medesimo, tuttavia esperti forniscono risposte significativamente differenti al variare della formulazione data una certa “sostanza”.

Esistono innumerevoli studi che mostrano le implicazioni del framing effect, come ad esempio il “problema della malattia asiatica” di Kahneman, ed i campi in cui si presenta sono i più disparati: dalla politica, alle decisioni economico-finanziarie, al marketing fino ad arrivare alla ricerca scientifica. Per non incorrere in errori o in fallacie logiche è quindi necessario prestare attenzione non sono alla sostanza delle cose, bensì anche alla forma delle stesse cercando di comprendere, oltre al messaggio dell’interlocutore, anche la tecnica comunicativa che costui sta adottando. Un diverso punto di vista può cambiare totalmente la visione della realtà.

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