Attualità, Politica

L’ULTIMA SCUOLA BLU DI HERAT

A giugno, quando ancora i talebani erano lontani da Herat, città delle scienze e delle arti nonché centro culturale dell’Afghanistan, troviamo dei sorrisi e delle speranze di poter continuare una vita ricca di sogni e desideri. Sono quelli di una ragazza di 19 anni, Shamsia, che studia per diventare una giornalista e avere pari diritti tra uomini e donne alle quali non è concesso fare tutto quello che fanno gli uomini nel paese. Sono quelli di Sadiqa, di etnia hazara, una minoranza perseguitata dai talebani e dall’Isis, che vorrebbe fare la dottoressa e che per farlo vorrebbe studiare medicina. Di notte, Sadiqa, aiuta la madre a cucire e a intessere tappeti, << così almeno se le cose dovessero mettersi male ho imparato un mestiere>>, diceva. Ma erano anche i desideri e le speranze di un’italiana, Maria Grazia Cutuli, arrivata a Herat nel 2001 come giornalista dopo il crollo delle Torri Gemelle, e che dopo la sua scomparsa a causa di un attentato si sono trasformate nella realizzazione di una scuola per ragazze tutta di colore blu, come il blu della città di Herat.

Fino all’arrivo dei Talebani, in questa scuola frequentavano le lezioni 1100 studenti tra i 7 e i 19 anni, maschi e femmine, in ugual misura, in classe separate. Un luogo di cultura e di pace, afferma il guardiano Hussein. Il suo assistente è invece di guardia ogni giorno sul tetto della scuola per controllare che i talebani non si avvicinino troppo. Come si sa, ai talebani non piacciono le scuole dove ci sono ragazze a frequentarle. Se solo si accorgessero che ci sono, la scuola dovrebbe chiudere e solo a loro non sarà più permesso studiare. Se a queste ragazze verrà vietato di studiare e istruirsi per tutto l’Afghanistan non ci potrà essere un futuro felice e prospero, ma solo un ritorno al 1996, anno in cui iniziò la Shariʿah nel paese. Infatti, tra il 1996 e il 2001, alle bambine con più di 9 anni era vietato studiare mentre i maschi imparavano che un kalashnikov più un altro kalashnikov faceva due. Ma per fortuna dopo il 2001 le cose sono cambiate, e le ragazze di Herat non hanno dovuto nascondersi sottoterra per poter studiare. Negli ultimi 20 anni sono stati investiti miliardi di dollari per migliorare le condizioni femminili perché mandare le bambine a scuola era uno dei punti più importanti nella missione internazionale in Afghanistan. I risultati sono stati subito evidenti dato che dei 9 milioni di bambini che avevano accesso all’istruzione, ben 3 milioni e mezzo erano ragazze. La metà di queste tra i 15 e i 24 anni aveva imparato a leggere, il doppio che nel 2000, quando era solo il 3% ad andare a scuola. Questo aveva portato circa centomila donne a poter frequentare l’università per diventare future ingegnere, docenti, medici, giornalisti ecc.

Ma l’odio dei talebani e dell’Isis nei confronti delle donne non si placò e così continuarono gli attentati dentro le scuole, soprattutto quelle frequentate da donne. <<Come possiamo far entrare le nostre figlie in classe se le ammazzano>>, aveva spiegato ai microfoni del New York Times Naugiz madre di una scolara di etnia hazara colpita in un attentato a scuola. E così all’arrivo dei Talebani in questa estate 2021, le ragazze si sono chiuse a casa e nel tentativo di farsi sentire scrivono così su Whatsapp: << Siamo chiuse in casa perché nessuno sa davvero cosa ne sarà di noi. So cucire, farò quello>>.

Una società si fonda sulla cultura e sulla formazione, e se le scuole dovessero chiudere non ci sarà nessun futuro per l’Afghanistan. <<Una società non progredisce se le sue donne non sono istruite>> scriveva Khaled Hosseini autore de “Il cacciatore di aquiloni”.

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