Geopolitica, Politica

Dual Circulation Strategy

La doppia circolazione può sembrare una parola d’ordine senza molta rilevanza, ma non lo è. In realtà sancisce l’ambizione di lunga data della Cina di diventare autosufficiente.

La prima volta in cui è stato menzionato il concetto di doppia circolazione è stato il 14 maggio 2020, nel bel mezzo della lunga guerra commerciale USA-Cina, iniziata dal presidente Trump all’inizio del 2018, mentre si avviava anche la pandemia di Covid-19. Il presidente Xi Jinping ha introdotto il concetto in una riunione del Comitato permanente del Politburo, in una sessione dedicata al contenimento della pandemia di Covid-19 e al miglioramento della stabilità e della competitività dell’industria cinese. Non sono stati offerti molti dettagli in questa occasione, a parte il breve chiarimento di Xi sulle due dimensioni del concetto, ovvero la circolazione interna e la circolazione esterna, facendo eco alle tradizionali due fonti di domanda aggregata: domanda interna e domanda esterna. Il presidente Xi ha anche affermato che il pieno utilizzo delle risorse nazionali per promuovere l’innovazione tecnologica è essenziale per garantire l’autosufficienza della Cina in settori chiave.

La strategia di doppia circolazione è stata incoronata come parte centrale della pianificazione economica della Cina quando il 14° piano quinquennale è stato presentato durante due sessioni a partire dal 4 marzo 2021.  Infatti, un intero capitolo del Piano è dedicato alla doppia circolazione, ma con un focus più sulla “circolazione interna” che su quella esterna, come chiaro segno che l’autosufficienza è un obiettivo prioritario. Ciò differisce dai piani precedenti, in cui le strategie economiche erano più sparse, e punta a un maggiore coordinamento tra le politiche interne ed esterne in modo da raggiungere un unico obiettivo, ovvero l’autosufficienza attraverso l’aggiornamento tecnologico. In secondo luogo, trattare entrambe le fonti di crescita congiuntamente in un unico capitolo rende ancora più chiaro che una può servire da sostituto, o da copertura, dell’altra. Ciò è particolarmente importante in caso di shock, come la pandemia di Covid-19, o di un cambiamento più strutturale nell’ambiente esterno, come ad esempio è avvenuto con gli scontri economici e geopolitici tra USA e Cina.

Quanto sopra detto, non significa realmente che la ricerca dell’autosufficienza da parte della leadership cinese non sarebbe avvenuta senza una minaccia esterna. In effetti, nei precedenti piani quinquennali era presente un focus sullo sviluppo tecnologico e sulla politica industriale, ma ciò è avvenuto in modo molto più aggressivo dopo che il presidente Xi è salito al potere. Il miglior esempio della ricerca della Cina per salire la china in settori strategici chiave attraverso la politica industriale è il programma Made in China 2025 annunciato l’8 maggio 2015 dal Consiglio di Stato. Il recupero della Cina con il mondo sviluppato in termini di spesa per ricerca e sviluppo è stato sorprendente, aumentando la sua capacità di produzione e di esportazioni (figure 1 e 2).

La Cina ha chiaramente scavalcato molti paesi in termini di capacità tecnologica investendo ingenti somme in ricerca e sviluppo (R&S). In effetti, la spesa media in R&S della Cina in percentuale del PIL ha già superato quella dell’UE, sebbene rimanga ancora inferiore a quella degli Stati Uniti In diversi settori; ad esempio, nel 5G e intelligenza artificiale, la Cina sembra essere all’avanguardia tecnologica ma ciò non è il caso dei componenti chiave richiesti dalla maggior parte delle tecnologie, ovvero i semiconduttori. Questo è chiaramente il collo di bottiglia più importante per il sogno di autosufficienza della Cina. Le importazioni cinesi di semiconduttori sono già maggiori delle sue importazioni di petrolio (Figura 3) e sono in realtà la voce numero uno nel paniere delle importazioni cinesi.

Ecco perché il potenziamento dell’industria dei semiconduttori è stato uno degli obiettivi chiave di Made in China 2025, accompagnato da un fondo dedicato di 140 miliardi di RMB: il National Integrated Circuit Industry Investment Fund, noto come Big Fund, introdotto nel 2014. La fase 2 del Big Fund è stata introdotta nel 2019, con 204 miliardi di RMB. Oltre a questi fondi pari a circa 60 miliardi di dollari, in questo settore sono stati introdotti anche altri incentivi e agevolazioni fiscali. Per sostenere la produzione di chip, la Cina aumenterà le detrazioni fiscali e per ogni milione di yuan (150.000 dollari) spesi in ricerca e sviluppo, una società vedrà detrarre 2 milioni di yuan dal reddito imponibile.  Il secondo aspetto della doppia circolazione riguarda il sostegno alla domanda interna e, in particolare, lo spostamento verso un modello di crescita basato sul consumo. Questo può essere inteso come un rinnovato sostegno alla new economy. In effetti, l’importanza della new economy è cresciuta negli anni, ma la strategia della doppia circolazione è destinata ad accelerare questo processo (Figura 4). Gli investimenti in nuovi settori sono cresciuti in modo massiccio, soprattutto in tre aree chiave: i settori dei semiconduttori, dei consumatori e della sanità (Figura 5). Un tale boom di investimenti nei nuovi settori non può essere spiegato dalla loro redditività molto elevata, almeno non se confrontata con i loro omologhi globali (Figura 6).

I massicci sussidi governativi sono probabilmente una spiegazione migliore per un tale boom di investimenti. Infatti, la quota dei sussidi diretti governativi nella new economy è aumentata dal 33 per cento nel 2015 al 45 per cento nel 2020, soprattutto nel settore dei consumi ma anche nell’Ict (figura 7) Al contrario, i sussidi ai vecchi settori sono stati più volatili, sebbene siano stati ancora consistenti nel settore energetico e nei settori industriale e dei materiali.

 (figura 8, 9).

L’implicazione di tutto ciò è che i partner stranieri della Cina potrebbero vedere un aumento delle esportazioni verso la Cina molto inferiore, in particolare di apparecchiature di produzione di fascia alta, rispetto a quanto avvenuto dopo il 2008 con la strategia di riequilibrio del commercio mondiale. Ciò dovrebbe essere particolarmente problematico per Germania, Giappone e Corea del Sud, ma anche per Taiwan e Stati Uniti in quanto principali esportatori di beni intermedi, siano essi macchinari, prodotti chimici, componenti per auto o semiconduttori, verso il continente.

La Cina non solo intende sostituire le sue importazioni non appena sarà in grado di produrre tali beni intermedi, ma si aspetta anche di esportarli, competendo con questi maggiori esportatori in terzi mercati. In realtà, questo sta già accadendo. La Cina è già in competizione con la Germania nei principali settori di esportazione, come automobili, macchinari industriali ed elettrici, e lo stesso vale per Giappone e Stati Uniti.

In altre parole, la strategia della doppia circolazione, piuttosto che una manna dal cielo per il resto del mondo, potrebbe tradursi in un doppio smacco, soprattutto per gli esportatori di prodotti intermedi di fascia alta. In alcuni settori chiave del futuro (sia per la sostenibilità energetica che per la digitalizzazione), la Cina ha già scavalcato molti degli operatori storici. Un buon esempio è l’energia rinnovabile, e in particolare i pannelli solari, poiché la Cina conta già per il 71 percento della quota di produzione globale – da appena il 15% percento nel 2006 – mentre Giappone e Germania, una volta i leader, sono chiaramente rimasti indietro (Figure 12-13).

In sintesi, la strategia della doppia circolazione è una politica cruciale che riflette chiaramente la visione cinese del mondo. La Cina sta cercando di diventare un mercato completamente integrato senza bisogno di aiuto dal resto del mondo, pur beneficiando ancora dei mercati di esportazione. Se gli Stati Uniti spingono per il disaccoppiamento e portano con sé i propri alleati, la Cina può sempre contare sui propri alleati lungo la Via della Seta (in particolare del Pakistan e adesso anche l’Afghanistan). Per quanto riguarda gli squilibri globali, la strategia cinese potrebbe tradursi in un altro surplus commerciale poiché le importazioni sarebbero controllate in modo da ridurre l’eccessiva dipendenza dal resto del mondo, ma le esportazioni saranno ulteriormente promosse come un modo per monetizzare gli sforzi della Cina per continuare la strada della crescita.

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